“…O ascolteme mi che canto
O ascolteme le mie parole…”
La ciara stea
Memoria e attualità dei canti natalizi di tradizione popolare
L’associazione “Il
Quadrifoglio”
ed il coro
“I fiori de suca” invitano tutti i cittadini a partecipare ad un incontro-concerto
LUNEDì 8 DICEMBRE ORE 17 A PIAZZA VECCHIA.
Sarà l’occasione per scambiarci gli auguri di buone feste, allietati da un brindisi, con canti e poesie della tradizione popolare.
Presentazione Concerto:
La “ciara
stea”
è una antica usanza legata ai riti pagani del solstizio
d’inverno. I nostri antenati si erano accorti che in questo
periodo dell’anno le notti cessavano di allungarsi. Questo
momento magico (il solstizio) era una pausa prima che la luce
riprendesse il soppravvento sul buio, prima che la vita ritornasse
dopo la morte dell’inverno.
Con il cristianesimo questo rito pagano ha trovato la propria
rappresentazione più bella ed efficace. Un bambino che nasce è
il simbolo di questa nuova vita. Un bambino che nasce per portare la
salvezza a tutti gli uomini di buona volontà. Accanto a questo
bambino tutti gli uomini, credenti e non credenti, possono ritrovare
la speranza nel futuro e la forza per superare le difficoltà
della vita. Un tempo quindi nel periodo di Natale la comunità
si incontrava attorno alla Stella che rappresentava la nuova luce per
il mondo intero: quell’ “Astro del ciel” disceso in
terra per tutti noi.
Oggi mille simboli circondano il Natale, mille luci sono accese alimentate
dall’energia di una presa elettrica, mille pupazzi vestiti di
rosso (alcuni sinceramente ridicoli) ornano i muri delle case. E
quella piccola luce della ciara stea rischia di spegnersi per sempre.
Per questo noi del coro “FIORI
DE SUCA”
giriamo per le case dei nostri paesi come si faceva in passato, a
piedi, con il freddo, riproponendo alcune vecchie cantiche di Natale,
solo per fare gli auguri di buone feste a tutti. Chiedendo solamente
di spegnere la televisione per un minuto ed uscire ad ascoltarci e
magari bere insieme un bicchiere di vino e mangiare una fetta di
dolce. Comunque insieme. Senza questo contatto umano di sguardi che
si incrociano, di mani che si stringono, di voci che cantano non
esistono gli auguri, non esiste la speranza, non esiste il Natale.
Non esiste il Natale, per quante luci siano accese e per quanti babbi
natale, renne e Remagi faccia vedere la televisione, per quanti
regali si ricevano. Senza la comunità delle donne e degli
uomini riunita intorno ad un simbolo di speranza per il futuro, non
esiste il Natale.
La nostra prima ciara stea è nata mettendo insieme brani ben
documentati nella nostra zona:
- la “Ciara Stea” tuttora cantata a Mirano la notte della
vigilia,
- una “lauda dell’epifania” trascritta a Veternigo
nel 1938,
- il canto “Dolce felice notte” cantato dai nonni di alcuni
componenti della banda musicale di Vigonovo,
- i canti provenienti dalla provincia di Treviso riportati nella raccolta di Roberto Leydi “Il canto popolare italiano”.
Per questa Ciara stea è anche possibile individuare una data
storica precisa. La terza strofa dice “Il pastore del divin
gregge Giuseppe Santo”. L’attributo di Pastore non è
usuale per San Giuseppe ed infatti all’inizio non era rivolto a
lui. Nelle campagne intorno a Riese questa frase era in origine
cantata così: “Il pastore del divin gregge Giuseppe
Sarto”. Giuseppe Sarto, nato a Riese nel 1835, fu eletto papa
con il nome di Pio X nel 1903. Proprio in quegli anni venne
introdotta nella Ciara Stea la frase riferita a lui. Col passare dei
decenni, e dei papi, Giuseppe Sarto si trasformò in Giuseppe
Santo e tutti continuarono a cantare quella frase. E’ questo
uno dei pochi casi in cui si può individuare la data di un
canto popolare. In effetti questa ciara stea si forma con la
sovrapposizione di strofe molto antiche (“che la luna incontra
il sole” richiama proprio i riti del solstizio) con strofe più
recenti (la terza strofa, abbiamo visto, ha solo 100 anni). La
frase finale di questa Ciara stea “E noialtri ve ringrassiemo
della grassia e del favore, e un altr anno ritornaremo se voe el
Signore” segnala lo scopo con cui veniva cantata la ciara stea:
portare gli auguri di natale nelle case di campagna per ricevere in
cambio un po’ di vino e po’ di cibo.
CANTO
Il secondo canto è anche questo un canto di questua natalizia, è
conosciuto con diversi titoli, “Ciara stea”, “Pastorea”,
“San Giuseppe”. La melodia di questo canto è
conosciuta in tutto il Nord Italia. In Dalmazia alla fine dell ’800
un ricercatore tedesco ha raccolto molte varianti musicalmente
elaborate di questa melodia. Si tratta di una struttura molto
semplice adatta ad essere suonata dalla cornamusa (un poco simile al
famoso “Piva piva” dell’Italia centrale) Su questa
melodia vi faremo sentire due testi diversi.
Il primo proviene da Segusino (in provincia di Treviso), è un
cosidetto “canto narrativo”. Racconta in modo semplice ed
ingenuo la storia della natività. Questa narrazione oltre che
nel veneto è diffusa in tutte le valli della Lombardia e
riporta i personaggi di Maria e Giuseppe ad un dimensione umana molto
vicina a quella del popolo. La madonna si lamenta per i disagi del
viaggio e San Giuseppe la rincuora come può “’ndemo
vanti cara mia sposa…”. Il secondo testo è
invece una nostra elaborazione della Pastorea di Pianiga. Questa
tradizione di adattare il canto alle proprie esigenze espressive era
molto diffusa e serviva per attivare una specie di scherzo inserito
nel contesto di un canto tradizionale.
“Semo zente de Pianiga / col mussetto e el caretin / Semo qua con gran
fadiga / par far festa a Gesù Bambin”. Noi abbiamo così
trasformato questa frase: “Semo zente de Borbiago / col
mussetto e el caretin / qualchedun xe un fià imbriago / ma
cantemo ancora pianin”.
CANTO
“Gesù Bambino el nasse” è un canto che proviene dal Bellunese,
per la precisione dalle valli Agordine. E’ straordinario in
questo canto come il popolo sappia riappropriarsi del racconto del
Natale in particolare dei personaggi della sacra famiglia (la Madonna
viene chiamata “la fia de Santa Anna” usando la formula
con cui venivano identificate le ragazze del paese). Adirittura i
grandi misteri teologici del male e della redenzione vengono resi con
straordinaria forza espressiva: “Satana sospira, parchè
xe nato al mondo chi tutti pol salvar”. Anche in questo caso
la melodia è molto semplice, quasi una nennia, la forza
espressiva di questo canto risiede tutta nella capacità di
creare un’atmosfera di magico stupore di fronte al mistero
della nascita di Gesù.
CANTO
L’ultimo canto non è una ciara stea. “Steim ateinz” è
un bellissimo canto di Natale che viene dal Friuli. Purtroppo le
parole erano troppo difficili da cantare e in ogni caso
incomprensibili. Steim ateinz significa “Stiamo attenti”
ed il canto invita i pastori a vigilare in attesa della cometa. Noi
abbiamo preso la melodia di questo canto ed abbiamo inventato delle
parole completamente nuove. In questo nuovo testo abbiamo cercato di
descrivere le sensazioni e gli stati d’animo del nostro gruppo
quando andiamo a cantare la Ciara Stea. E’ un modo per farvi
partecipi della nostra esperienza ed anche per invitarvi ad unirvi a
noi in questa nostra esperienza.
CANTO
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